APPROFONDIMENTI E NEWS

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Protezione e trasmissione del patrimonio

Dott. Lorenzo Pacini - Senior Partner

LA TUTELA DEL PATRIMONIO

03-04-2021

 

 

 

Fiducia deriva dal latino fides, che significa

riconoscimento dell’affidabilità dell’altro

 

 

Dalla sua introduzione in Italia, negli anni 80, la figura del consulente finanziario ha subito una profonda evoluzione.

Nata in un contesto in cui era relegata alla semplice distribuzione di prodotti finanziari, attraverso un cammino virtuoso di competenze professionali e relazionali, la figura del consulente ha assunto sempre di più i caratteri di un consulente patrimoniale. Staccandosi dalla mera logica del perseguimento di rendimenti finanziari, siamo oggi in grado di rilevare e soddisfare anche tutte quelle esigenze legate alla protezione del patrimonio dai rischi derivanti dalle vicende imprenditoriali e professionali e al delicatissimo tema del passaggio generazionale della ricchezza.

Anche l’aspetto operativo è cambiato: dare risposta a esigenze che non sono soltanto finanziare impone di unire competenze multidisciplinari (finanziarie, giuridiche, previdenziali, relazionali): da qui la scelta di costituire team di consulenti e di avvalersi di professionalità esterne di supporto (avvocati, notai ecc.).

Ciò che non è cambiato è il valore cardine su cui si fonda, da sempre, la relazione tra consulente e cliente: la fiducia.

Citando Cicerone la fides è così chiamata perché si fa ciò che si è detto (fit quod dictum est); vista dalla parte del cliente potremmo sintetizzare il concetto di fiducia come la convinzione che il consulente agisca nel suo interesse.

Da parte del consulente ottenere il privilegio della fiducia di un cliente significa prima di tutto ottenere la legittimità a porre tutte quelle domande necessarie per conoscere gli obiettivi, le aspirazioni e i sogni che ogni persona persegue e individuare i possibili rischi che potrebbero impedirne la realizzazione.

Questa serie di articoli tratterà infatti proprio della protezione del patrimonio personale e familiare dai possibili fattori di rischio e di come costruire un corretto rapporto di dialogo cliente-consulente che permetta a quest’ultimo di individuare, prevedere e limitare questi fattori.

Rimandando alle successive pubblicazioni la disamina degli strumenti di tutela, anche attraverso casi concreti, analizziamo la struttura generale della attività di protezione.

 

 

Perché proteggersi

 

Il principio generale è offerto dall’art. 2740 del codice civile:

ll debitore risponde dell'adempimento delle obbligazioni con tutti i suoi beni presenti e futuri. Le limitazioni della responsabilità non sono ammesse se non nei casi stabiliti dalla legge.

La regola generale ci dice pertanto che, fuori dai casi stabiliti dalla legge, rispondiamo delle obbligazioni da noi assunte con tutti i nostri beni presenti e futuri.

Si pensi a un imprenditore che abbia prestato garanzie personali a istituti di credito: qualora incorra in difficolta economiche i suoi beni verranno aggrediti. Oppure al libero professionista che debba fronteggiare azioni di responsabilità per il suo operato.

Ma è proprio la frase “Le limitazioni della responsabilità non sono ammesse se non nei casi stabiliti dalla legge” che apre la strada alle strategie di tutela.

Lo stesso imprenditore che abbia protetto il proprio patrimonio personale con una polizza assicurativa, ad esempio, oppure inserito l’immobile destinato ai bisogni della famiglia in un fondo patrimoniale, vedrà limitato il diritto dei suoi creditori ad aggredirne i beni.

Il nostro ordinamento consente di tutelare il proprio patrimonio. Gli strumenti giuridici esistono. Ciò che manca molto spesso è una corretta pianificazione e strategia di difesa patrimoniale.

 

Una volta riconosciuta l’esistenza di un principio generale di responsabilità la prima attività da compiere per attuare questa strategia è quella denominata come “mappatura dei rischi”.

Emerge qui la centralità del rapporto di fiducia tra consulente e cliente: provando infatti a disegnare questa mappa, cioè ad individuare tutti i possibili fattori di rischio, scopriremo che pericoli potenziali su un patrimonio sono di natura endogena ed esogena alla persona (o alla famiglia) e coinvolgono certamente le attività che hanno una diretta valutazione economica (ad esempio il nostro risparmio personale) ma anche quelle, il cosiddetto patrimonio intangibile, di più difficile valutazione.

Il compito del consulente è quello di disegnare questa mappa con quanta più precisione possibile. Compito del cliente sarà permettere questo disegno fornendo informazioni precise e dettagliate sul complesso della propria situazione personale e professionale.

Un piccolo esempio ci aiuterà a capire meglio. Si faccia il caso di un soggetto socio e figura portante di una società di capitali (per la quale abbia prestato garanzie personali) che nella vita privata sia convivente e abbia due figli minori.

La nostra “mappa dei rischi” riporterà quanto segue:

1. Un rischio gravante sul patrimonio mobiliare e immobiliare in caso di insolvenza della società.

2. Un rischio successorio in quanto, in assenza di una corretta pianificazione della successione, in caso di decesso del soggetto il patrimonio andrebbe (comprese le quote della società!) a due figli minori e nulla andrebbe alla convivente con conseguenti.

3. Un rischio “intangibile”; cioè la perdita da parte della società, in caso di decesso del soggetto, della sua figura portante, il principale detentore del know-how aziendale.

 

Tutti questi rischi trovano, nella legge, strumenti di tutela.

 

Le prossime pubblicazioni saranno dedicate ad un’analisi approfondita di casi concreti con le relative soluzioni offerte dagli istituti di protezione.

 

Lorenzo Pacini - PQL

 

 

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